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Archive for the ‘Senza Categoria’ Category

Alla base del progetto delle Transition town c’è il concetto di ‘RESILIENZA’.


Ma cos’è la resilienza ?

In ecologia la resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi e sopravvivere a eventi esterni anche di tipo fortemente traumatico. Più il sistema è resiliente più grande è il trauma che riesce a superare senza degenerare. Nelle attività di Transizione la resilienza è la capacità di una comunità di affrontare le difficoltà e i cambiamenti derivanti dal raggiungimento del Picco del Petrolio (riduzione della disponibilità di energia, problemi economici e finanziari, difficoltà di approvvigionamento di cibo, deficit di servizi fondamentali) senza subire traumi e degenerazioni.

Se proviamo ad applicare il concetto di RESILIENZA alla  difesa del territorio vediamo che si traduce ben presto in tematiche a noi vicine :  le filiere corte alimentari cioè produrre vicino a dove si consuma, la salvaguardia del terreno non cementificato, una politica dei trasporti sostenibile privilegiando il trasporto pubblico su quello privato.
sono tutti temi già noti a chi segue le tematiche ambientaliste ma quello che cambia è l’approccio, ovvero:  Come potremo rispondere ai problemi immani del prossimo futuro  come il picco del petrolio ed il riscaldamento globale senza la RESILIENZA delle nostre comunità locali ?
Riscoprire il localismo non solo per sopravvivere ma per vivere meglio … (segue)

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Le città in transizione un nuovo modo di fare ambientalismo , meno serioso e catastrofista, più concreto, creativo e perchè no … divertente.
I problemi sono seri:  Parliamo di riscaldamento globale e di fine dell’era del petrolio, problemi immensi, ancora sottovalutati dalla politica (specie quella italiana) ma che riguarderanno tutti, davvero tutti.
Si possono affrontare questi problemi “dal basso” ?  Possono le comunità locali dare risposte laddove la politica nazionale, troppo impegnata in “querelles” ridicole, non riesce nemmeno a introdurre l’argomento?
In Inghilterra ci hanno creduto per primi. Totnes nel Devon , Inghilterra del Sud, è stata  la prima città ‘in transizione’ del globo terraqueo e in meno di 2 anni si sono aggiunte altre 264 comunità locali. Il trend è incredibile … (segue)

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Parco di Montevecchia Valle del Curone (Lecco).
Per distruggere il territorio si sono inventati le trivelle per l’estrazione del petrolio con ‘condimento’ di strade, magazzini ecc. il tutto nell’unico angolo di verde rimasto nella (ex) verde Brianza .
La tua firma per dire NO : 1 Minuto
Ricreare la meravigliosa natura delparco di Montevecchia : Milioni di anni …
Firma la petizione on-line
http://www.firmiamo.it/noallapovalleynelcurone

Tutte le info su questa ennesima ‘genialata’ del ministro Scajola sul sito delle guardie ecologiche del Parco : http://www.gevcurone.it

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grulunabrianza 
STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO

CAMPAGNA NAZIONALE

 

Un cancro che avanza ogni giorno, al ritmo di quasi 250 mila ettari all’anno.
Dal 1950 ad oggi, un’area grande quanto tutto il nord Italia è stata seppellita sotto il cemento.

Il limite di non ritorno, superato il quale l’ecosistema Italia non è più in grado di autoriprodursi è sempre più vicino. Ma nessuno se ne cura.
Fertili pianure agricole, romantiche coste marine, affascinanti pendenze montane e armoniose curve collinari, sono quotidianamente sottoposte alla minaccia, all’attacco e all’invasione di betoniere, trivelle, ruspe e mostri di asfalto.

Non vi è angolo d’Italia in cui non vi sia almeno un progetto a base di gettate di cemento: piani urbanistici e speculazioni edilizie, residenziali e industriali; insediamenti commerciali e logistici; grandi opere autostradali e ferroviarie; porti e aeroporti, turistici, civili e militari.

Non si può andare avanti così! La natura, la terra, l’acqua non sono risorse infinite.
Il paese è al dissesto idrogeologico, il patrimonio paesaggistico e artistico rischia di essere irreversibilmente compromesso, l’agricoltura scivola verso un impoverimento senza ritorno, le identità culturali e le peculiarità di ciascun territorio e di ogni città, sembrano destinate a confluire in un unico, uniforme e grigio contenitore indistinto.

La Terra d’Italia che ci accingiamo a consegnare alle prossime generazioni è malata.

Curiamola!

 

 

L’Italia è un paese meraviglioso. Ricco di storia, arte, cultura, gusto, paesaggio.
Ma ha una malattia molto grave: il consumo di territorio.

STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO

 

 

campagna promossa da

 

 

AltritAsti  : http://www.altritasti.it

AltrItalialtroMondo: http://domenicofiniguerra.wordpress.com

Cibernetica Sociale Italia: http://www.ciberneticasociale.org

Eddyburg: http://www.eddyburg.it

Movimento per la Decrescita Felice : http://www.decrescitafelice.it

Aderisci alla campagna nazionale, scrivi a :

 

 

 

 

 

 

Movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato

 

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da repubblica.it
articolo di CARLO PETRINI

In 15 anni edificata un´area grande come Lazio e Abruzzo. Le cave legali e abusive hanno un impatto paesaggistico tremendo. Uno scempio senza fine che pregiudica la qualità delle nostre vite

Che effetto vi farebbe se vi dicessero che su tutto il territorio del Lazio e dell´Abruzzo non esiste più un solo filo d´erba, neanche un orto; che le due Regioni sono state completamente, e dico completamente, cementificate? Sono sicuro che la maggioranza degli italiani inorridirebbe. Forse avrebbero una reazione un po´ diversa tutti quelli che a vario titolo sono invischiati in speculazioni edilizie.
O gli amministratori che devono fare cassa con gli oneri di urbanizzazione, ma credo, anzi spero, che non siano i più.
Se invece siete tra i più, sentite questa: negli ultimi 15 anni, se si fa un confronto tra i censimenti agricoli del 1990 e del 2005, in Italia sono spariti più di 3 milioni di ettari di superfici libere da costruzioni e infrastrutture, un´area più grande del Lazio e dell´Abruzzo messi insieme. Poco meno di 2 milioni di ettari erano superfici agrarie. Però nessuno sembra inorridire. Forse sarà a causa di una mentalità diffusa secondo la quale se non si costruisce non si fa, non c´è progresso economico. E questo lo dimostrano i programmi elettorali e la composizione delle liste stesse, soprattutto quelle relative alle elezioni amministrative: fateci caso, sono sempre infarcite di soggetti con evidenti interessi nell´edilizia. Sarà un caso?

Dal 1950 a oggi abbiamo perso il 40% dei territori liberi nel nostro Paese, negli ultimi anni il consumo medio annuo è addirittura cresciuto rispetto agli anni passati, quelli del boom economico (ed edilizio). Non ci sono solo gli “eco-mostri”, tanti, che urlano con violenza tutta la loro protervia (sintomo di grande ignoranza) nel deturpare paesaggi e luoghi incantevoli lungo coste, colline e montagne del nostro Paese. Ci sono tanti “eco-mostriciattoli”, e c´è tutta una tendenza a fuggire dall´ambiente urbano, sempre più brutto, caotico e poco salutare, per riparare in campagna, a colpi di villette che mangiano terreno utile alla produzione di cibo e tirano pugni in quegli occhi che ancora cercano bellezza. Prendiamo poi in considerazione l´edilizia per le attività produttive, dalle schiere di scatoloni di cemento che si snodano ininterrotte lungo molte nostre strade, fino al piccolo capannone isolato che abbagliati imprenditori ergono alle pendici (se non proprio in cima, perché nella mia Langa succede anche questo) di una collina particolarmente bella.

L´Italia è al primo posto in Europa per la produzione e il consumo di cemento armato, 46 milioni di tonnellate l´anno: le cave legali e abusive hanno un impatto paesaggistico tremendo, e i cementifici inquinano molto, mangiandosi vigne, campi coltivati, boschi, o compromettendo l´ecosistema di quelli viciniori che gli sopravvivono. Il tutto per foraggiare la costruzione selvaggia di villette a schiera, outlet, depositi e quant´altro. Non posso che sottoscrivere le parole di Giorgio Bocca quando, trovatosi a percorrere l´autostrada tra Milano e Firenze, scrive: «Il primo tratto tra Milano e Lodi si merita questo titolo: la scomparsa del paesaggio. La pianura del Po, “la più fertile e ricca regione d´Europa”, come diceva quel re di Francia di nome Enrico, illustre invasore, la pianura dei pioppi e delle marcite, dei fontanili che sgorgano nei prati di erba medica, il paese di Bengodi, delle montagne di cacio e di ravioli, dei campanili svettanti nel verde, delle abbazie e delle cattedrali, dei battisteri policromi, degli Stradivari e dei culatelli è scomparso, sommerso da una distesa ininterrotta di fabbriche e fabbrichette».

Non c´è limite al brutto, al volgare, ed è giusto paragonare l´inghiottimento di un battistero policromo alla scomparsa di un prodotto gastronomico tradizionale. Riporto un´altra volta il dato: quasi 2 milioni di ettari di suolo agricolo sono spariti, come dire l´intero Veneto. Se da una parte ci scandalizziamo giustamente perché sparisce il bello – e viva le iniziative meritorie, come ad esempio quelle del FAI e di Legambiente, che ci documentano con regolarità le brutture peggiori e sanno coinvolgere i cittadini nella denuncia – la morte dei suoli agricoli sembra invece non interessare. È uno dei più grandi mutamenti che il nostro Paese ha subito nel secondo dopoguerra e non accenna a diminuire: sparisce la campagna, insieme ai contadini, si perdono spesso i terreni più fertili in pianura e in prima collina. Gli appezzamenti che resistono sembra che stiano lì, in attesa che qualcuno ci speculi su, perché diciamolo pure: non c´è bisogno di nuove case, l´edilizia è soltanto un´opportunità di investimento per chi già possiede bei capitali.

Il suolo, se non muore a colpi di fertilizzanti e pesticidi, sparisce: se la sua tutela non entrerà presto a far parte dell´agenda politica delle amministrazioni sarà ora che ci sia una mobilitazione popolare in sua difesa. È uno scempio senza fine, che pregiudica la qualità delle nostre vite in termini ecologici e anche gastronomici. Sì: gastronomici, perché ne va anche del nostro cibo, della sua qualità, della sua varietà e della possibilità di poterlo comprare senza che provenga da un altro continente, con tutti gli enormi problemi che ne conseguono.

L´ambiente è un diritto garantito dalla nostra Costituzione e non può esserci tutela dell´ambiente senza tutela del mondo rurale, sia per quanto riguarda la sua produttività, sia per quanto riguarda la sua bellezza. Gli enti locali fanno poco, anzi proprio loro vedono nell´edificabilità dei terreni agricoli e dei suoli liberi una via per fare quadrare i propri bilanci. La politica di Palazzo non se ne cura, e se pare normale da parte di chi governa e ha costruito le sue fortune proprio sull´edilizia, il silenzio dell´opposizione sulla tutela dei terreni agricoli diventa sempre più assordante. Il problema infatti è più che mai politico, oltre che etico e culturale.

Mancano delle politiche di territorio, come per esempio accade invece in Germania, dove per legge si cerca di riutilizzare aree già consumate e dimesse piuttosto che invadere nuovi campi, nuovo suolo, nuova agricoltura, paesaggi. Inoltre, i tedeschi, cercano di compensare nuove occupazioni andando ad agire su altre aree, con interventi di permeabilizzazione o naturalizzazione (contro il dissesto geologico, piantando nuovo verde). Tutto questo lo fanno senza rinunciare all´occupazione in edilizia, e certo senza aumentare il numero dei senzatetto. È solo questione di organizzazione, di razionalizzazione, e soprattutto di sentire il problema, che è gravissimo.

So che anche in alcune Regioni ci sono stati alcuni isolati interventi normativi tesi a migliorare la situazione ma bisogna per forza fare di più. Che si favorisca con incentivi la distruzione di obbrobri costruiti negli anni ?60 e già fatiscenti per riedificarci sopra qualcosa di bello, che si realizzino recuperi dell´archeologia industriale o di quelle aree urbane fortemente degradate: il lavoro per i costruttori non mancherebbe di certo. Che si tutelino per legge le aree rurali più importanti, come fossero Parchi Nazionali.

Lasciate stare i suoli agricoli, sono una risorsa insostituibile, pulita, bella e produttiva. Sono il luogo che ci fa respirare, che riempie gli occhi, che ci dà da mangiare e che custodisce la nostra memoria, la nostra identità. Continuare a distruggerli, dopo tutto lo scempio che è già stato fatto, non è da Paese civile e un Paese civile dovrebbe predisporre i giusti strumenti di tutela per dare più scuse a chi lo fa.

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Dedicato a chi sostiene che l’EXPO sarà un’occasione per l’ambiente.
Tratto da l’Espresso in edicola :
I finanziamenti per l’EXPO una TORTA da 16 Miliardi di Euro, così ripartiti:

Autostrade                   : 7.987 milioni
Metropolitane               : 3.088 milioni
Connessione alla città  : 1.780 milioni
Realizzazione sito Expo: 1.253 milioni
Costi organizativi         :    892 milioni
Ferrovie                        :    437 milioni

Cioè il 50% andrà alle autostrade  e, udite udite , ben il 2,7% alle ferrovie.
E’ ufficiale : l’EXPO servirà per dare il colpo di grazia al trasporto pubblico regionale.
Nel frattempo il Petrolio  ha raggiunto i 130 dollari al barile.
COMPLIMENTI ai nostri politici lungimiranti.

 

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Dal Blog di Grillo … come non essere d’accordo, avete presente cosa succede in Brianza ?

2001: Odissea nel cemento

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Anno 2000: i Comuni possono spendere i soldi delle licenze edilizie SOLO a fronte di investimenti.
Anno 2001, ottobre: i Comuni sono autorizzati a spendere i soldi delle licenze edilizie per fare quello che gli pare, grazie al nuovo Testo Unico sull’edilizia.
Arriva il boom edilizio.
Anno 2000: 159.000 abitazioni costruite.
Anno 2007: 298.000 abitazioni costruite e 38.000 ampliamenti di abitazioni.
Le licenze raddoppiano in 7 anni, il territorio italiano viene cementificato da palazzine, nano grattacieli, hangar, seconde, terze, quarte ville, parcheggi, garage. I Comuni raddoppiano gli incassi senza alcun obbligo di destinazione d’uso. Hanno la licenza di uccidere il territorio.
Il territorio comunale, lo dice la parola stessa, è patrimonio “comune” dei cittadini che lo abitano. Appartiene a loro. Il bosco, il prato, la vista panoramica, un posto per passeggiare o far giocare i propri figli, il parco, i giardini o, anche, un semplice spazio vuoto per vedere l’orizzonte. Chiarito che il territorio è dei cittadini e non del sindaco fasciato a festa e dei suoi assessori che sono SOLO dipendenti comunali facciamoci qualche domanda.
Dove sono finiti i soldi delle licenze edilizie concesse senza più l’obbligo di investimento? Nuovi servizi, asili, piste ciclabili, trasporti pubblici non si sono visti. Farei un’indagine, Comune per Comune.
Quanto ancora si può cementificare il paesaggio italiano? Si può solo tornare indietro, decementificare. Il turismo sta morendo di cemento.
Quali sono le maggiori imprese edili che hanno ottenuto le licenze? I costruttori comandano ormai più del sindaco Moratti e del sindaco Topo Gigio, devono uscire dai consigli comunali. Sono lì, anche se non sono stati eletti.
Il processo infernale messo in moto dal Testo Unico del 2001 va fermato. Bisogna riportare le lancette al 2000. Meno cemento, meno soldi per i partiti, i veri padroni dei Comuni. I cittadini devono presentarsi in consiglio comunale per chiedere i motivi dello scempio edilizio e documentare l’incontro con una telecamera.
Il Bel Paese è nostro, riprendiamocelo.

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